Campus Anna Maria, mamma di Gianmarco

 

Mi presento, sono la mamma di Gianmarco, un ragazzo affetto da distrofia muscolare di tipo Duchenne. Cos’è la distrofia muscolare?

È l’alterazione di un gene, localizzato sul cromosoma X, che contiene

le informazioni per la produzione di una proteina fondamentale: la distrofina.

La mancanza di questa proteina causa danni progressivi e irreversibili ai muscoli a partire da quelli che ci permettono di stare in piedi e camminare, al sistema respiratorio ed anche al cuore.

La capacità di camminare viene mantenuta solitamente fino ai 9 – 12 anni. Col passaggio all’uso della sedia a rotelle, il bambino comincia a fare uso intensivo dei muscoli degli arti superiori e questo favorisce la degenerazione anche di queste fasce muscolari, con la conseguente perdita dell’uso delle braccia.

Vi ho spiegato brevemente gli effetti della malattia di mio figlio, per farvi capire come l’assistenza di base e specialistica all’interno della scuola, per chi soffre di distrofia muscolare, siano fondamentali.

Alle Scuole Elementari Gianmarco ha goduto dell’assistenza di base per 3 ore giornaliere, e cioè dalle 10.00 alle 13.00.  Allora ancora deambulava, veniva quindi accompagnato da un’assistente nei diversi spostamenti all’interno della scuola,  sopratutto quando si recava in bagno, perché  spesso mentre camminava improvvisamente cadeva.

Alle Scuole Medie il ragazzo perdette l’uso delle gambe e d’allora usò la sedia a rotelle.

In quegli anni gli venne garantita l’assistenza di base all’interno della scuola, ma non durante le uscite della classe, ed in occasione dei viaggi d’istruzione.

In seconda media la scuola organizzò un viaggio d’istruzione in Campania presso le rovine di Pompei e a Napoli – Vesuvio. In quell’occasione il ragazzo venne  trattato a tutti gli effetti come un alunno diverso. Ci dissero che sarebbe dovuto restare a casa, perché la scuola non poteva garantirgli la necessaria assistenza,  ed il Comune non poteva pagare un accompagnatore a causa dei costi elevati. Gianmarco rischiava una seria depressione…

 Mi proposi allora di accompagnarlo insieme a mio figlio maggiore. Dovevamo essere in due in quanto la tratta Civitavecchia - Napoli si sarebbe dovuta percorrere in pullman. Il mezzo affittato non era attrezzato alla bisogna, e Gianmarco sarebbe dovuto essere preso in braccio per salirvi: da sola non ce l’avrei mai fatta!

Gli insegnanti non si accollarono alcuna responsabilità, fummo lasciati soli.

Pagammo 3 quote di partecipazione. Il Comune, dietro  mia richiesta, me ne rimborsò solo una. Per tutte le successive uscite didattiche  garantii io stessa  l’assistenza di base ed anche quella specialistica, per evitare al ragazzo ulteriori frustrazioni.

Concluse le Scuole Medie, eccoci alle Superiori. Il primo anno andò tutto bene. Gianmarco godeva dell’assistenza datagli  dal Comune.

Purtroppo il secondo anno le competenze relative all’assistenza di base passarono alla Scuola, che essendo impreparata a questo tipo d’evenienza, mi chiese di lasciare a casa il ragazzo, nell’attesa di accordarsi in qualche modo con il Comune.

Gianmarco restò a casa per i primi 15 giorni di scuola, non usufruendo così delle attività di accoglienza riservate ai nuovi iscritti. Ai primi d’ottobre accompagnai mio figlio a scuola, e, dopo un primo rifiuto a farlo frequentare, mi fu comunicato che la Scuola avrebbe potuto accettarlo per sole due ore giornaliere, ma senza assumersi l’incombenza di accompagnarlo in bagno qualora avesse avuto necessità.

Naturalmente rifiutai,  e proposi al Preside che per un breve periodo mi sarei occupata in prima persona  di garantire l’assistenza a mio figlio, affinché gli fosse garantito il diritto all’istruzione.

Dopo tante lotte il Comune concesse a Gianmarco l’assistenza specialistica ma non quella di base. Nell’intento di favorire i  collaboratori scolastici, fornii direttamente alla Scuola un pappagallo, affinché a mio figlio fosse garantita la possibilità di urinare. Per il primo mese, fornii anche la varechina affinché il pappagallo venisse disinfettato.

Per i successivi tre anni, dopo il trasferimento di Gianmarco nella  Sede scolastica di Cagliari-Pirri, si offrì come volontaria per l’assistenza di base una collaboratrice scolastica, la quale  frequentò un breve Corso sull’assistenza agli studenti con handicap. Ma anche in questo caso il pappagallo non prese mai il volo, fu sempre utilizzato e Gianmarco non fu  mai sollevato dalla carrozzina per essere seduto sul WC. 

Con il peggioramento della malattia, a Gianmarco venne prescritto un busto statico, con conseguenti fastidi e dolori: tendeva  a scivolare dalla carrozzina, e la maggior parte delle volte veniva risistemato a sedere dai compagni, senza badare di chi fosse la competenza, ma cercando solo di  far stare bene il loro compagno.

L’anno scorso Gianmarco si è diplomato con un ottimi risultati, ma  è ancor più spaventato e io con lui.

La nostra paura è dovuta all’isolamento che Gianmarco si troverà a dover affrontare adesso che non andrà  più a scuola. Anche  se  potrà uscire di casa non godrà  delle opportunità di socializzazione offerte in questi anni passati  dalla scuola. Gli mancheranno i suoi coetanei ed anche i professori.

Per questo Gianmarco si è riscritto in terza, sempre nello stesso Istituto. Sta frequentando il Corso d’informatica, vuol prendersi un altro diploma, (salute permettendo).

Le difficoltà si sono moltiplicate, dobbiamo  accollarci tutte le spese per l’assistenza specialistica. L’assistenza di base gli è stata negata. Mi è stato detto che non ha diritto  neanche al sostegno,  e se pure s’isola e la sua autostima peggiora, dopo il faticoso lavoro di questi anni, pazienza!