Presentazione di Enrico
Enrico ha appena compiuto 12 anni. E’ celiaco, ha l’artrite reumatoide.
E’ il nostro
secondogenito, arrivato dopo Francesco che oggi ha sedici anni e studia al
liceo scientifico. Con noi vive anche Zuzù, un gattino bianco.
Enrico è sereno,
equilibrato, positivo, socievole, ama stare in compagnia, ha senso
dell’umorismo, ottime capacità di adattamento, un grande amore per gli animali.
Ha buone doti di equilibrio e di coordinazione. Da anni pratica il nuoto: ha
imparato i vari stili. Adora il mare e condivide con il padre la passione per
il gommone, aiutandolo attivamente in tutte le operazioni da compiere per
mettere in mare il gommone e per riportarlo a terra.
Data la sua disinvoltura nell’acqua e la sua passione per il mare anche
quest’estate lo abbiamo iscritto a un corso di vela per principianti. Al
termine della prima esperienza, lo scorso anno, ha portato la barca in
compagnia di Chiara (un’amica), che gli dava qualche dritta. Quest’anno ha
fatto di più: ha navigato e virato da solo, come i suoi compagni (tutti ragazzi
normodotati). Il gruppo lo ha sostenuto
e incoraggiato, gratificandolo per i successi.
E’ abile con la palla, ha imparato a giocare a pallamano, gli piace giocare a
pallone nei prati. Usa con gran disinvoltura il monopattino, sta imparando ad
usare i pattini. Di recente ha imparato ad andare in bicicletta. Suo padre ha
dedicato tempo e pazienza al raggiungimento di questa capacità, in modo da dare
ad Enrico un ulteriore opportunità di giocare, alla pari, con altri ragazzini.
Il suo linguaggio è
ancora carente, sono presenti diverse difficoltà, balbetta un po’ e questo
rende più difficile la comunicazione. E’ pigro e quindi occorre stimolarlo a
sforzarsi maggiormente nella produzione corretta delle parole e nella
costruzione della frase. Senza esagerare perchè altrimenti si mortifica, smette
di parlare e si intristisce. In famiglia lo facciamo parlare il più possibile,
dando ogni tanto qualche input. Questo comporta fatica perché spesso, per
comprenderlo, occorre conoscere il suo vissuto, i suoi riferimenti e avere la
pazienza di seguire i suoi percorsi logici. Enrico riesce comunque a farsi
capire e a comunicare con tutti. Questa difficoltà, sulla quale si sta
lavorando attraverso la logopedia, lo penalizza in quanto gli altri - a scuola
è capitato - sono portati a valutare le sue capacità di comprensione e di
apprendimento sulla base delle capacità espressive, sottovalutando la persona e
le sue potenzialità.
Enrico è autonomo nel
vestirsi/ svestirsi, lavarsi, mangiare.
Da qualche tempo stiamo
lavorando per consentirgli di essere autonomo fuori da casa e spostarsi nel
quartiere. Il suo desiderio di “andare da solo” ci ha spinto a provarci e,
consapevoli delle sue buone capacità di orientamento nello spazio e della sua
prudenza, gli abbiamo dato fiducia. Abbiamo iniziato gradualmente: i primi
tratti erano brevi e la sorveglianza stretta e ravvicinata; in seguito,
rassicurati dal suo comportamento corretto e adeguato, abbiamo accresciuto la
lunghezza del percorso e allentata la sorveglianza (comunque esercitata
attraverso il cellulare). Enrico rispetta la consegna: ci aspetta sempre nel
luogo stabilito. E’ necessario proseguire per consentirgli di conseguire l’
autonomia necessaria per gli spostamenti quotidiani da casa verso la scuola, il
parco, la zia, gli amici.
E’ socievole e quindi si
inserisce facilmente nel gruppo. Da alcuni anni è entrato in un’associazione di
scoutismo; ha partecipato ad alcuni campi estivi (durano 8 giorni), ai mini
campi (2 – 3 giorni), alle gite domenicali, alle attività finalizzate ad
acquisire le cosiddette capacità, per usare il linguaggio scout. Ultimamente ha
meritato la capacità di cucina.
Gli piace andare alle
gite e ai campi: adora viaggiare ed è affascinato dal pulmann. Il campo
migliore per lui è stato quello dello scorso anno: con l’intera sezione è
partito in aereo per andare in Abruzzo. Benché abbia sicuramente vissuto
momenti di nostalgia, li ha superati bene, come ci hanno riferito.
All’interno del “branco”
è un lupo anziano, in autunno passerà nel “reparto” e diventerà un esploratore.
Enrico sa leggere, anche
se lentamente, scrive usando lo stampato maiuscolo e il corsivo (con più
difficoltà e lentezza in quanto ha imparato di recente con noi, e ha quindi
ancora bisogno di tempo per consolidare). Non ha conseguito una piena autonomia
e ha ancora bisogno della presenza di un’altra persona.
Con noi ha imparato da
tempo ad usare il computer. Sa accenderlo, spegnerlo, conosce i percorsi per
arrivare ad alcuni programmi, utilizza diversi giochi e il suo preferito è un
gioco di dama. Conosce la tastiera e scrive brevi frasi.
A casa è autonomo in
tante attività. Di sua iniziativa apparecchia la tavola, aiuta nel disbrigo di
diverse faccende domestiche, sa dove stanno gli oggetti che si utilizzano e si
muove bene. Ha dei compiti precisi ai quali tiene molto: per esempio dopo cena
è suo il compito di avviare la lavastoviglie. Sa usare la televisione, il
videoregistratore, l’impianto stereo, distinguendo i diversi telecomandi.
E’ un grande osservatore
ed è molto collaborativo. E’ interessato ad ogni aspetto della vita della
famiglia, partecipa a tutto.
E’ preciso e ordinato,
tiene in ordine le sue cose, la sua cameretta, la sera ripiega i suoi abiti e
li ripone sulla sedia. Ha imparato ciò che sa fare trascorrendo molto tempo con
me, seguendo le diverse operazioni. Ho sempre parlato con lui, spiegandogli
quel che faccio e perché e cosa farò più tardi. Ho cercato di farlo sentire un
elemento attivo della famiglia, spronandolo a fare da solo. Mi sono impegnata a
rendere piacevoli ed interessanti le faccende più banali, pensando in
prospettiva alla sua autonomia.
Fino a qualche mese fa
nei momenti liberi guardava le sue videocassette preferite scegliendo da solo
che film o cartone animato vedere e impostando autonomamente videoregistratore
e televisore. Oggi preferisce film che fanno un po’ paura oppure ascolta musica.
Usa il suo registratore
portatile oppure il lettore di CD dell’impianto stereo di casa.
Apprezza diversi generi
musicali e non disdegna la musica che ascolta suo fratello. Ha un buon senso
del ritmo ed è molto interessato ad alcuni strumenti presenti in casa come il
pianoforte e la chitarra.
E’ molto attento ai
bisogni di Zuzù, gioca con lui, passano tanto tempo insieme e si fanno
compagnia.
Dallo scorso anno usa il
telefono cellulare. Abbiamo deciso di regalarglielo prima di tutto perché ne
era affascinato e poi perché abbiamo pensato che potesse essere uno stimolo
avere a che fare con uno strumento per il cui uso è necessario attivare dei
processi logici.
Effettivamente ha
funzionato. Enrico ha iniziato a usare le funzioni più semplici per poi
gradualmente passare all’uso di funzioni più complesse ovvero: dalla ricerca
rapida dei numeri è passato in breve tempo all’uso della rubrica e poi,
esplorando da solo le funzioni del telefono, ha imparato a inviare gli sms, che
per lungo tempo ha inviato vuoti cioè privi di messaggio. Ora sta iniziando a
scrivere qualche breve messaggio. Non è facile e sono necessari tempo e
pazienza ma anche questo è per lui utile, è un modo per comunicare, per
leggere. Le persone che ricevono i suoi sms, anche vuoti, lo richiamano o gli
inviano un sms e così lui ha l’opportunità di comunicare e di leggere… L’unico problema sono i costi: esaurisce
velocemente il credito e quindi tardiamo sempre un po’ a ricaricare la scheda
in modo che impari ad essere più moderato.
Con Enrico è importante
avere l’approccio giusto. Occorre essere ottimisti e fiduciosi, mai dare per scontato
che non ce la farà, che il compito sia troppo difficile per lui. Tante volte ha
stupito noi stessi, dimostrandoci di saper fare e di conoscere cose che non
sospettavamo sapesse fare e conoscesse. Gli obiettivi non devono essere troppo
modesti.
Abbiamo imparato a
scomporre l’obiettivo in tanti sottobiettivi, a graduare la difficoltà
gratificando ogni piccolo successo con la lode e i premi, che non sono quasi
mai cose materiali, ma attività piacevoli; ad esempio: adesso facciamo i
compiti e poi andiamo in piscina, ora riordiniamo i giochi e poi andiamo da
nonna.
Si è sempre rivelato
vincente fare leva sugli interessi spontanei per il raggiungimento degli
obiettivi. Questa strategia può essere utilizzata anche a scuola, sempre. Nei
momenti di stanchezza e di calo dell’attenzione è più produttivo interrompere
per un pò, cambiare attività, distrarlo, dargli l’opportunità di riprendersi.
Poi si potrà tornare al compito in modo da fargli sperimentare il successo. In
questo modo si recuperano sufficienti livelli di attenzione e motivazione.
Occorre mediare sempre
tra Enrico e il compito, con l’obiettivo finale di farlo andare avanti da solo.
E’ fondamentale gratificarlo, rafforzando il senso di competenza e, di
conseguenza, la motivazione.
Per garantire l’integrazione
è importante che Enrico lavori con la classe. Nella scuola elementare si è
inserito nel gruppo classe, ha partecipato alle attività scolastiche, ai
giochi, maturando un forte senso di appartenenza. I suoi compagni gli hanno
voluto un gran bene e alcuni sono molto legati a lui: un piccolo gruppo di
bambini, più di altri, ha interagito molto bene con Enrico. Il suo migliore
amico è Alessio. Per lui Enrico nutre un affetto speciale, ricambiato
sinceramente. Si incontrano anche fuori dalla scuola, sono stati vicini di casa
per tre anni, hanno frequentato insieme il catechismo e fatto la Prima
Comunione.
Per Enrico è fondamentale
avere un punto di riferimento, un alleato e ciò favorirà la sua integrazione
con gli altri compagni e il suo rapporto con gli insegnanti. La presenza di
Alessio sarà molto utile agli insegnanti e ai nuovi compagni.
L’esperienza dell’ultimo
anno scolastico ha dimostrato che l’integrazione può realizzarsi solo stando in
classe e partecipando alle attività comuni. I contenuti vanno semplificati ma è
fondamentale per Enrico fare le stesse cose, partecipare.
Riferisco una situazione
vissuta a scuola due anni fa, nel corso della IV elementare. L’insegnante di
sostegno, a fronte della nostra richiesta di farlo partecipare a tutte le
attività scolastiche, sosteneva che non fosse utile per Enrico fare la storia
in quanto, secondo lei, ancora non aveva acquisito il senso del tempo. Nello
stesso periodo Enrico ha iniziato, e con noi si esprimeva molto spesso in tal
senso, a ipotizzare la sua vita da persona adulta, con una casa propria
(individuata in un appartamento in uno stabile in costruzione di fronte al
quello dove abitiamo), un mezzo di locomozione (un motorino), una moglie
(Chiara, la sua amica), una propria famiglia. Enrico si immaginava adulto. E’
proprio vero che non aveva il senso del tempo?
Come già detto è
fondamentale avere la volontà di guardare alle sue altre capacità e avere
sempre fiducia nelle sue potenzialità. Solo con questo approccio potrà essere
programmato un percorso di integrazione e di crescita personale.
Valeria